Neuroscienze e didattica

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L’argomento è stato esplorato in modo attento da Pier Cesare Rivoltella che con Neurodidattica offre una visione a tutto campo della ricerca e individua una serie di possibili piste di lavoro. Con tale lavoro ha focalizzato l’attenzione della comunità sulla problematica.

Un aspetto è da approfondire: come la didattica e le neuroscienze possono dialogare? Quale contributo la didattica può offrire alle neuroscienze? Quale la relazione tra due discipline che si muovono con statuti e finalità molto diverse?

Un pericolo smbre essere alle porte ed è quello di un riduttivismo strumentale: la didattica applica in modo meccanico quanto le neuroscienze scoprono. Tale determinismo non funziona anche perchè molto spesso le indicazioni che vengono dalle ricerche in ambito neuroscientifico non tengono conto di due elemnti:

– per la didattica è focale il processo di insegnamento e apprendimento durante il quale la conoscenza si struttura, evolve e prende forma. L’aspetto diacronico proprio della didattica è meno presente in altri settori.
– la complessità della concettualizzazione. I concetti di cui si parla nelle ricerche neuroscientifiche sono elementari, mentre nei processi di conoscenza di ins-app spesso sono presenti reti concettuali complesse che rimandano a vari aspetti e connessioni. In effetti in alcune sperimentazioni con neuroimmagini si fa riferimento al fatto che le immagini rivelano che varie zone cerebrali sono attivate in un singolo processo.
Quale può essere allora il contributo della didattica? Credo possa essere duplice: (1) da un lato ripensare la didattica a partire dalle evidenza della ricerca neuroscientifica, (1) dall’altro far emergere dall’analisi dei percorsi di ins-app nuove evidenze sul ruolo del corpo nei processi di consocenza.

Sul primo aspetto diviene interessante un esame delle evidenze neuroscientifiche per costruire strategie senza nessun meccanicismo. la predisposizione di dispositivi didattici avrà il duplice scopo di migliorare il processo di ins-app e anche validare le ipotesi delle neuroscienze. Ma è il secondo aspetto che vorrei ora esplorare. Se l’attivazione di certi neuroni e il coinvolgimento dell’apparato motorio è nella maggioranza dei casi visibile solo con gli strumenti della risonanza magnetica e con la misura dei potenziali a livello di articolazioni, altre volte l’attivazione è reale e produce movimenti visibili. Vediamo persone che mentre parlano gesticolano. Molto spesso l’attivazione esternizzata è più evidente quando si stanno elaboranto nuove concettualizzazioni e quando la costruzione cognitiva è complessa. Questo è spesso presente negli studenti che stanno presentando alcune loro conoscenze o elaborando nuove cocnettualizzazioni. E’ quanto abbiamo fatto nell’analisi degli studenti in un percorso di geometria [blog].