Dalla trasposizione didattica alla ricostruzione didattica

La trasposizione didattica è stata proposta da Chevallard e, poi, ripresa e perfezionata da Develay. Propone un modello che descrive il passaggio dal sapere sapiente al sapere insegnato. Parte dall’ipotesi che il sapere insegnato non è il sapere sapiente ma una rilettura che viene realizzata appositamente per l’insegnamento e tiene conto di vari fattori: le consocenze e le abilità degli studenti, le finalità della scuola e del contesto in cui la scuola è posta, la filosofia educativa degli insegnanti. Dipende da scelte epistemologiche, etiche e civili, pedagogiche e didattiche. Tale rilettura e costruzione è appunto la trasposizione didattica.

Shulman aveva già colto la specificità del sapere insegnato e il ruolo degli insegnanti nel porlo. Ma sono stati i disciplinaristi francesi degli anni 80 e 90 (in particolare Chevallard [link] e Develay[link]  a mettere a punto il processo di trasposizione. Damiano riprende il concetto di trasposizione e lo integra con la mediazione ddiattica (2013). Nel testo citato riprende e descrive in modo puntuale la proposta della trasposizione didattica.

La proprosta dei disciplnaristi francesi può essere descritta come una serie di passaggi che in modo lineare a partire dal sapere sapiente lo rileggono fino ad arrivare al sapere insegnato. Un dubbio emerge: per i vari passaggi necessitano forti competenze disciplinari. Ma oggi nella scuola non sempre possono padroneggiare la disciplina e questo non per responsabilità individuale ma per vari e oggettivi motivi: il numero delle materie insegnate senza che si siano frequentati studi specifici (si pensi alla scuola primaria dove un docente potrebbe insegnare tutte le discipline e non è possibile che abbia frequentato tutti i corsi universitari disciplinari per cui possiede una conoscenza delle discipline fornita dalle scuole superiori completata da quanto appreso in insegnamenti specifici presenti nel curricolo del corso di laurea in Scienze della formazione primaria, ovvero, due o tre esami di matematica, uno di fisica e chimica e biologia, uno di musica e motoria, ecc. ecc. Oppure perchè nel proprio corso dis tudi universitari ha focalizzato l’attenzione su alcuni aspetti mentre l’insegnamento ne richeide altri o anche altri. Si pensi a matematica e fisica, a storia e filosofia, agli aspetti letterari e linguistici degli insegnamenti di italiano e delle lingue straniere.

Il dubbio che emrge è: come fa il docente a effettuare la trasposizione senza avere padronanza delle consocenze disciplinari? Come fa a trasposrre?

Bibliografia

Chevallard Y. (1985). La transposition didactique. La Penséee sauvage. Paris

Damiano E. (2013). La mediazione ddiattica. FrancoAmgeli. Milano.